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Otranto e la sua ex cava di bauxite: un paesaggio nato dal lavoro e trasformato dal tempo

Otranto14 luglio 2026

La Cava di Bauxite di Otranto è uno di quei luoghi che non si dimenticano. Non perché sia “bella” nel senso classico del termine, ma perché è diversa da tutto ciò che il Salento offre: un anfiteatro di terra rossa che sembra arrivare da un altro pianeta, un laghetto verde che spunta dal nulla, un silenzio che amplifica ogni colore. È un posto che non assomiglia a niente, e proprio per questo resta addosso.

Chi arriva qui per la prima volta si trova davanti un contrasto quasi violento: il rosso acceso delle colline di bauxite, il verde smeraldo dell’acqua, il profumo della macchia mediterranea che avvolge tutto. È un paesaggio che sembra nato da un capriccio della natura, e invece è il risultato di una storia molto più concreta, fatta di lavoro, estrazione mineraria e trasformazioni lente.


Che cos’è davvero la bauxite e perché qui c’era una cava

La bauxite è una roccia sedimentaria ricca di ossidi di alluminio e ferro. È la materia prima da cui si ricava l’alluminio, e il suo nome arriva da un piccolo paese della Provenza, Les Baux-de-Provence, dove nell’Ottocento furono aperte le prime miniere.

Il giacimento di Otranto venne scoperto nel 1940. Da quel momento iniziò un’attività estrattiva che proseguì fino alla metà degli anni Settanta. Poi i costi aumentarono, l’estrazione non era più conveniente, e la cava venne abbandonata. Da quel momento la natura ha fatto il resto: infiltrazioni d’acqua provenienti dalle falde sotterranee hanno riempito la conca, creando il laghetto che oggi tutti fotografano. Il colore dell’acqua, quel verde quasi innaturale, è il risultato dell’incontro tra la bauxite e la vegetazione che si riflette sulla superficie.

Il paesaggio che vediamo oggi non è naturale, ma è diventato paesaggio. La terra rossa, le colline irregolari, il lago, la macchia mediterranea: tutto si è fuso in un equilibrio che sembra studiato, ma che è nato per caso.


La leggenda che avvolge la cava

Come spesso accade nel Salento, anche questo luogo ha una storia che non appartiene alla geologia, ma alla fantasia popolare. Una leggenda che parla di una ragazza, Asmodeide, promessa sposa di Teofante, e di un dono terribile: la capacità di vedere il futuro nei sogni, senza poterlo cambiare.

Il giorno del suo quindicesimo compleanno, mentre si preparava al matrimonio, la giovane incontrò una figura misteriosa nei pressi della cava: il Destino, che le apparve sotto forma di un vecchio pastore. Le disse che non avrebbe dovuto sposare Teofante, perché lui era già “promesso” a lei, e che se avesse disobbedito, la prima notte di nozze sarebbe stata segnata da una tragedia.

Asmodeide ignorò l’avvertimento. E quella notte, il solaio crollò davvero, uccidendo Teofante. Distrutta dal dolore, la ragazza tornò alla cava, dove il Destino la attendeva. Lei rifiutò di seguirlo e si gettò nel pozzo. Da quel punto, racconta la leggenda, iniziò a sgorgare l’acqua che riempì la conca, dando origine al lago.

Una storia tragica, certo, ma che aggiunge un velo di mistero a un luogo che già di per sé sembra sospeso.


Si può fare il bagno?

No.

Il lago non è balneabile.

L’acqua è stagnante, contiene residui di bauxite e non è sicura.

La cava si visita, si fotografa, si osserva.

Non si attraversa a nuoto.


Serve prenotare?

Assolutamente no ma al momento, ESTATE 2026, si può accedere FINO ALLE ORE 19.

La cava è un luogo aperto, senza biglietti, senza orari, senza ingressi controllati.

Si paga solo il parcheggio, che costa pochi euro.

Si arriva, si parcheggia, si cammina, si guarda.


Quanto tempo serve per visitarla?

Dipende da te.

C’è chi resta dieci minuti, giusto il tempo di scattare una foto.

C’è chi si ferma mezz’ora.

C’è chi cammina attorno alla conca, scende nel punto più basso, osserva il lago dall’alto e dal basso, e resta anche un’ora.

Non ci sono percorsi obbligatori, né limiti di tempo.


Come arrivare alla Cava di Bauxite

La cava si trova a circa 2,6 km da Otranto.

Si può raggiungere:

  • in auto da Lecce, percorrendo la SS16 Adriatica fino allo svincolo per Maglie/Otranto, poi proseguendo verso Otranto e imboccando la SP87 in direzione Santa Cesarea/Porto Badisco. Poco dopo, una strada di campagna porta al parcheggio.
  • da Otranto, anche a piedi: una passeggiata di circa mezz’ora.
  • da altri paesi vicini, sempre seguendo le indicazioni per Otranto e poi per Porto Badisco.

Una volta lasciata l’auto, si procede a piedi lungo un sentiero sterrato che porta direttamente alla conca.


Il modo migliore per vederla

Il segreto è girarle attorno.

Guardarla dall’alto, dove il rosso della terra si apre come una ferita.

Poi scendere nel punto più basso, dove il lago sembra più vicino e il verde dell’acqua diventa quasi ipnotico.

È un luogo che cambia a seconda della prospettiva, della luce, dell’ora del giorno.

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